martedì 26 maggio 2009

LA RIVOLUZIONE SCIENTIFICA


-Introduzione
Rivoluzione scientifica Processo storico e movimento di idee che, nel corso del XVII secolo, portò alla nascita della moderna scienza sperimentale e all’abbandono della precedente immagine della realtà, fondata soprattutto sulla filosofia di Aristotele. Si è soliti delimitare l’ambito cronologico della rivoluzione scientifica nel periodo che va dalla pubblicazione dell’opera di Niccolò Copernico La rivoluzione delle sfere celesti (1543), fino all’opera di Isaac Newton I principi matematici di filosofia naturale (1687).
Punto di avvio della rivoluzione scientifica è stata la rivoluzione astronomica effettuata da Copernico, il quale mise in discussione l’edificio cosmologico risalente ad Aristotele e Tolomeo, ponendo il Sole, e non la Terra, al centro dell’universo; su tali basi, Keplero individuò il movimento ellittico dei pianeti, mentre Galileo abbandonava la distinzione tra fisica terrestre e fisica celeste, elaborando un metodo unitario che consentiva lo studio di tutti i fenomeni relativi al movimento; infine Newton con la sua teoria gravitazionale unificò la fisica di Galileo con le leggi di Keplero del movimento dei pianeti.
Occorre aggiungere, tuttavia, che la rivoluzione scientifica fu già preparata, nel corso del Rinascimento, da una serie di fattori, quali ad esempio la nuova collaborazione che si stabilì fra artigiani e scienziati, il ruolo preminente via via assegnato all’osservazione della natura, l’esigenza di liberarsi dai modelli del sapere elaborati dalla filosofia scolastica. In particolare venne abbandonata, con la rivoluzione scientifica, l’antica concezione della scienza come contemplazione pura della verità, a favore di un approccio, di cui si fece interprete soprattutto Francesco Bacone, che sottolineava l’importanza pratica e operativa del sapere scientifico. Esso appariva come un sapere che cresce su se stesso nel tempo e che si arricchisce dell’apporto congiunto di molti ricercatori, costituendo pertanto una costruzione progressiva e sempre perfettibile.

-Le tappe principali
Copernico, iniziatore della rivoluzione astronomica, intendeva fornire una spiegazione dei movimenti degli astri che fosse più coerente e meno macchinosa di quella che era alla base del sistema astronomico tolemaico. Affermando che la Terra ruota intorno al Sole, egli riteneva di pervenire a una spiegazione più semplice e unitaria dell’universo. Nonostante l’ostilità della Chiesa cattolica (ma anche di quella luterana) nei confronti del sistema copernicano, la teoria eliocentrica venne sviluppata da Keplero e da Galileo, i quali sostennero che essa non costituiva affatto una semplice ipotesi atta a spiegare i movimenti apparenti dei pianeti (come volevano alcuni teologi: ad esempio il luterano Osiander e il cardinale Bellarmino), ma una descrizione vera della configurazione reale dell’universo.

-Keplero, Galilei, Newton
Keplero avviò una revisione del modello geometrico dell’astronomia e teorizzò per primo, partendo dallo studio dell’orbita di Marte, la forma ellittica delle orbite dei pianeti; egli fu inoltre influenzato dall’opera dell’inglese William Gilbert, il quale scoprì che la Terra è un corpo magnetico. Dal canto suo Galileo fu portato, dal fatto che con la teoria copernicana la Terra stessa era intesa muoversi intorno al Sole, a uno studio dei problemi fisici relativi al movimento in generale, superando l’antica distinzione fra i movimenti (perfetti e circolari) che contraddistinguono il mondo celeste e i moti “naturali” e “violenti” che si verificano nel mondo terrestre. In questo modo Galileo pose le basi della meccanica come spiegazione scientifica dei fenomeni del moto e si avvicinò alla formulazione del principio di inerzia, teorizzato nel contempo anche da Cartesio. Alla fine del XVII secolo, Newton presentò un’immagine unitaria dell’universo, capace di ricondurre all’uniformità di alcuni principi fisico-matematici e di una legge fondamentale (la legge di gravitazione universale) i diversi fenomeni attinenti al movimento, dal movimento degli astri alla caduta dei gravi sulla terra.

-Harvey e Boyle
Nel campo della fisiologia e dell’anatomia umana, la novità rivoluzionaria fu costituita dalla dottrina della circolazione del sangue elaborata, intorno al 1628, dal medico inglese William Harvey, che abbandonò l’antica impostazione risalente a Galeno per adottare un modello meccanicistico, che dominerà la fisiologia e la biologia fra Sei e Settecento.
Nello stesso periodo in cui la fisica perveniva con Newton alla sua maturità, la chimica muoveva i suoi primi passi grazie all’opera dell’irlandese Robert Boyle, al quale si devono una definizione metodologica del concetto di elemento chimico e la scoperta della legge dell’inversa proporzionalità di volume e pressione in un gas a temperatura costante.


-La nuova immagine della scienza
Con la rivoluzione scientifica cambia anzitutto, rispetto all’antichità e allo stesso Rinascimento, l’immagine della conoscenza. In primo luogo essa diventa scienza sperimentale, che si fonda sull’esperienza intesa come esperimento da condurre secondo precise regole metodiche. Decisive, sotto questo profilo, furono le riflessioni di Francesco Bacone e di Galileo Galilei, il quale soprattutto contribuì all’elaborazione di un metodo che congiungeva l'osservazione dei fenomeni naturali, il ricorso alla matematica per la formulazione delle leggi scientifiche e la verifica sperimentale.

-Il meccanicismo
Oltre che per il ricorso alla verifica sperimentale come criterio di verità alternativo rispetto al principio di autorità dei filosofi scolastici, la nuova scienza si caratterizza per il ricorso alla matematica: essa infatti, con Galileo e Newton, interpreta la natura in senso rigorosamente quantitativo, basandosi sullo studio delle proprietà geometriche e meccaniche dei corpi, quali l'estensione, la figura, il movimento. Nel corso del Seicento si afferma, presso scienziati e filosofi, una concezione meccanicistica della realtà, per la quale ogni singola parte dell’universo rivela la regolarità uniforme delle leggi geometrico-meccaniche che Dio avrebbe imposto alla natura al momento della creazione.

-Critiche e controlli
Con la rivoluzione scientifica, inoltre, si fa strada l’idea che la scienza consiste in un sapere pubblicamente controllabile: essa da un lato costituisce l’antitesi del sapere oscuro e iniziatico del mago, tipico di un filone della cultura rinascimentale, dall’altro non è neppure un sapere che può essere coltivato in maniera libresca, come avveniva nelle università. La scienza sperimentale richiede infatti la collaborazione dello scienziato e dell’artigiano nella misura in cui fa ricorso a una complessa strumentazione scientifica. Lo strumento, dal semplice cannocchiale di Galileo fino alle sofisticate apparecchiature dei laboratori moderni di fisica, diventa essenziale sia per l’osservazione dei dati sia per il controllo sperimentale delle ipotesi scientifiche.
Proprio perché si tratta di un sapere ipotetico, sottoposto al vaglio dell’esperienza, la nuova scienza respinge la pretesa della fisica aristotelica di conoscere le essenze e le sostanze che sono alla base dei fenomeni naturali, e di formularle in concetti e in teorie di carattere definitivo. Decisiva in questo senso fu la concezione di Newton, per cui la scienza ha anzitutto intenti di tipo descrittivo nei riguardi dei fatti della natura e delle sue leggi: essa, almeno in linea di principio, respinge qualsiasi ipotesi di tipo metafisico o che superi le possibilità di controllo fornite dai fatti medesimi
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